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La Jesolband è la trasformazione della Banda Cittadina del Comune di Jesolo che, negli anni ’90 ha dato una svolta alla propria formazione ed al proprio repertorio avvicinandosi allo swing che ha caratterizzato il panorama musicale americano nel periodo tra le due guerre e, infatti, la sua formazione della Jesolband è quella tipica delle big band americane (5 sassofoni, 4 tromboni, 4 trombe, la sezione ritmica, le voci).
Ai sassofoni: Alvise Anhaus, Dino Montellato, Elvio Ambrosin, Fabrizio Baccega, Giuseppe Di Carlo, Mauro Salamon.
Ai tromboni: Antonio Ferro, Giorgia Pavan, Mauro Casonato, Norman Tosi.
Alle trombe: Enrico Fantuz, Giampiero Longo, Luca Scarpi, Paolo Donà.
Alla sezione ritmica: Diego Vio (chitarra), Edoardo Dal Maso (chitarra basso), Lorenzo Terminelli (batteria), Nicola Dal Bo (pianoforte).
Alle voci: Francesco Michielin, Rita Bincoletto.
Dirige: Ettore Martin.
La Jesolband si ispira al repertorio musicale degli anni ’20, ’30 e ’40 delle big band americane
Negli anni ‘20 si verifica l’espandersi del fenomeno musicale delle Big Band, grandi orchestre jazz formate da strumenti a fiato (saxofoni, trombe, clarinetti, ecc.) e supportati da pianoforte, contrabbasso, batteria e chitarra. Le più autorevoli orchestre del periodo capeggiate da elementi di spicco come Duke Ellington e Cab Calloway si esibiscono principalmente nelle sale da ballo di New York tra cui le prestigiose Cotton Club, Savoy Ballroom e Connie’s Inn. Il quartiere di Harlem diventa emblema delle Big Band e del Charleston, lì dove tra le più famose sale da ballo, la vita quotidiana si svolge all’insegna della miseria.
Gli anni ‘30 segnalano l’inizio della diffusione dello swing come genere definitivo del jazz e sono sinonimo per l’era delle numerose Big Band. Musicisti giovani con nuove idee conquistano il campo musicale: Count Basie diventa regno di Kansas City e Duke Ellington fa il suo ingresso nel famoso Cotton Club di NY. Le orchestre di questi due maestri del jazz con il loro stile contrapposto saranno ancora di guida per lo sviluppo del jazz fino agli anni 40. Alcuni protagonisti della era swing da nominare in questo contesto sono Benny Goodman, Glenn Miller, Woody Herman e Artie Shaw.
Velocemente lo swing delle Big Band diventa il genere più popolare degli Stati Uniti: fino ad essere scoperto anche dai musicisti bianchi. Il genere swing si distingue per la sua sezione ritmica e la sua “pulsazione” tipica: il bounce, che crea una base ritmica che lascia spazio per le improvvisazioni dei solisti. In questo contesto, gli strumenti come il sassofono e la chitarra diventano sempre più importanti.
Le canzoni e i cantanti swing cominciano la loro marcia trionfale: Nel 1942 il primo vinile d’oro nella storia della musica viene concesso a Glenn Miller – uno dei più grandi leader di Big Band – per la sua canzone “Chattanooga Choo Choo”. Da nominare in questo contesto è anche la sua musica “Serenata a Vallechiara” che Glenn ha scritto per l’omonimo film “Sun Valley Serenade”. Altre stelle come Frank Sinatra, Nat King Cole, Ella Fitzgerald, Louis Armstrong, Doris Day o Les Brown riescono ad illuminare questo decennio scuro con la loro musica. Anche l’inizio dell’era dei film a tema musicale ispirati dai musical di Broadway e di Londra porta un po’ di luce nel buio della crisi economica.
Sarà stato perché lo swing era ballabile, orecchiabile, romantico e in quegli anni di guerra c’era voglia di spensieratezza, che ben presto si diffuse oltreoceano e anche in Italia, dove già prima della guerra aveva vissuto la sua primavera in una forma tutta nostrana, con parole italiane. Nasceva lo swing italiano, forma che impazzò ancora di più nell’immediato dopoguerra dopo l’arrivo degli americani.
Oggi lo swing, come molte mode, sta rivivendo la sua seconda giovinezza e le musiche e i balli swing stanno riempiendo di nuovo le sale da ballo e gli spazi improvvisati per soddisfare gli appassionati. Una musica che si porta bene i suoi ottant’anni, malgrado tutto.